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Integrazione

Avevano da fare, un po’ di lavoro arretrato, un po’ di lavoro appena arrivato, alcune cose da finire e hanno creduto, ingenuamente, di poter pranzare alle 13:30.

Si sono presentati in mensa dotati di un po’ di pollo e di alcuni falafel, avanzi della sera precedente, sicuri di comprare in mensa quel che mancava al proprio pranzo. Sono arrivati in mensa alle 13:37, e hanno guardato desolati il bancone pulito e il cibo avanzato già buttato nel pattume. Si sono guardati: in UK non si pranza alle 13:30, non è la mensa dell’università che serve cibo fino alle 14:45. Hanno fatto tardi. Ma poi, le 13:38, si può considerare tardi?

Sta di fatto che hanno avuto un momento di vera integrazione: hanno pranzato con gli avanzi del giorno prima, con un contorno di patatine in sacchetto e accompagnando il pranzo col cappuccino.

È fatta: dopo aver bevuto il cappuccino durante il pranzo si sentono integrati. Ma danno dei barbari a se stessi.

Hot chocolate

Nei paesi anglosassoni (il mio shock è stato negli USA) chiamano Hot Chocolate una bevanda calda al gusto cacao e con molto latte. Forse è ingeneroso dire che il nostro latte col cacao è la stessa cosa, ma non è possibile alcun paragone con quella che noi chiamiamo cioccolata calda. Fin qui è solo l’ennesima differenza linguistica che può portare a fraintendere (latte in Inglese è un caffelatte…) il malcapitato goloso.

E’ stato buffo sentire il racconto del contrario: dell’Inglese in Italia che in un pomeriggio invernale ordina una cioccolata calda e riceve quella tazza di paradiso (ciobar) e la guarda perplesso e deluso.

Un assaggio di vento

Il primo assaggio di vento lo avevano avuto a settembre, quando erano venuti ad esplorare la città, a vedere il posto di lavoro, a cercare una casa. Quella notte il vento entrava fischiando dalla finestra della loro camera, dotata di ampi spifferi e tende che volavano come fantasmi.

Da quando si sono trasferiti qui, tre mesi fa, non avevano più sentito il vento così forte e si sono chiesti più volte se quello della notte di settembre fosse un vento forte o una brezza che faceva solo tanta caciara per via degli spifferi.

La risposta è arrivata la notte scorsa, un vento da matti, un rumore continuo che impediva a Lisa anche di addormentarsi (non ad Andrea). Questa mattina, al risveglio, il vento viaggiava s solo a 50-60 Km/h.

Hanno saputo che Stansted ha cancellato dei voli per via del vento. Quanto forte deve essere il vento perché vengano cancellati dei voli?

Stansted e sconti

Mia mamma ha da anni un amore incondizionato per un profumo. Il suo profumo. Sempre quello.

Vedendolo a Stansted al 40% di sconto non ho potuto non comprarglielo. Poi ho realizzato che sto andando a Roma, non a casa. Quindi mi tocca riportarmelo da Roma e poi la prossima volta riportarlo a casa San Giorgio! Meno male che sono 100ml e li posso portare nel bagaglio a mano!

Cineforum

Si sono iscritti al Cineforum, ogni primo giovedì del mese, ore 19:30. Sono arrivati al cinema prima delle 19, e alle 19 c’era già gente che arrivava per accaparrarsi i posti migliori. Da tenere presente per il futuro.

Hanno capito che anche l’inglese ha dialetti o inflessioni o accenti. E loro non capiscono quando gli attori parlano con queste “diversità”. Impareranno. Quale miglior modo per imparare l’inglese che guardare dei film (senza sottotitoli)?

La prima neve!

Ci siamo svegliati con la nostra prima neve a Norwich! Il giardinetto è bianco, ma ci hanno detto che non nevicherà a lungo e che comunque qui se ne va subito. Per il momento ci godiamo la magia della neve, ed io sono felice come i bambini!

La giornata in ufficio è trascorsa tra occhi curiosi, spesso tesi a guardare se fuori dalla finestra il cielo continuasse a regalare magia.

Viaggi ed emiri

In viaggio verso Treviso, aeroporto di Londra Stansed. Perquisita, come sempre. Ma talmente in anticipo che arrivo per prima al gate, armata del mio imbarco prioritario. Una coppia mi passa davanti, millanta viaggi in Cina e a Dubai e viaggiano Ryanair e senza passaporto. Un uomo, anche lui a parole veterano dei viaggi, prova a passarmi avanti fingendo amicizia con la coppia suddetta, ma lo fulmino con gli occhi.

Tre persone accomunate dal lamento costante, l’ansia pervasiva, la parlantina nervosa. Oggetto del lamento e causa dell’ansia: il momento controlli, ormai superato. Non viaggio tantissimo, ma affronto due tre voli al mese e vengo perquisita 4 volte su 5. Viaggiando spesso, a un certo punto l’ansia deve passare per forza, per abitudine o per sfinimento.

Quando aprono il gate mi trovo sotto la scaletta anteriore con l’uomo di cui sopra, mentre la coppia “amica” deve andare all’entrata posteriore. Il nastro rosso è teso sulla porta dell’aereo e l’addetto in pista ordina di non salire le scale. Fuori fa freddo e c’è vento, ma rispetto l’ordine. La coppia inizia invece a salire le scale posteriori. Vengo rimproverata (rimproverata!) dall’uomo, perché quelli dietro salgono le scale (e restano comunque fuori dal velivolo). È l’occasione della vita: sorrido e rispondo “forse non hanno capito di aspettare giù o forse hanno ignorato l’ordine come hanno ignorato la fila al gate” e sorrido di più.

Dopo alcuni secondi torna il responsabile in pista e fa scendere dalla scala posteriore tutte le persone. Sorrido ancora. Sono cattiva, lo so, ma sono soddisfazioni.

 

 

La figlia ideale

Sul volo Milano Bergamo – Londra Stansted ho conosciuto una bambina che potrebbe essere la figlia ideale di mio marito. Una creatura bellissima di circa tre anni, tedesca, che ha cantato per 2 ore di fila il solo ritornello di Oh Tannenbaum. Per chi non lo sapesse: Andrea ama le ripetizioni e i loop. E come disse la sua insegnante di tedesco, parla come i conduttori radiofonici tedeschi.