La prima neve!

Ci siamo svegliati con la nostra prima neve a Norwich! Il giardinetto è bianco, ma ci hanno detto che non nevicherà a lungo e che comunque qui se ne va subito. Per il momento ci godiamo la magia della neve, ed io sono felice come i bambini!

La giornata in ufficio è trascorsa tra occhi curiosi, spesso tesi a guardare se fuori dalla finestra il cielo continuasse a regalare magia.

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Viaggi ed emiri

In viaggio verso Treviso, aeroporto di Londra Stansed. Perquisita, come sempre. Ma talmente in anticipo che arrivo per prima al gate, armata del mio imbarco prioritario. Una coppia mi passa davanti, millanta viaggi in Cina e a Dubai e viaggiano Ryanair e senza passaporto. Un uomo, anche lui a parole veterano dei viaggi, prova a passarmi avanti fingendo amicizia con la coppia suddetta, ma lo fulmino con gli occhi.

Tre persone accomunate dal lamento costante, l’ansia pervasiva, la parlantina nervosa. Oggetto del lamento e causa dell’ansia: il momento controlli, ormai superato. Non viaggio tantissimo, ma affronto due tre voli al mese e vengo perquisita 4 volte su 5. Viaggiando spesso, a un certo punto l’ansia deve passare per forza, per abitudine o per sfinimento.

Quando aprono il gate mi trovo sotto la scaletta anteriore con l’uomo di cui sopra, mentre la coppia “amica” deve andare all’entrata posteriore. Il nastro rosso è teso sulla porta dell’aereo e l’addetto in pista ordina di non salire le scale. Fuori fa freddo e c’è vento, ma rispetto l’ordine. La coppia inizia invece a salire le scale posteriori. Vengo rimproverata (rimproverata!) dall’uomo, perché quelli dietro salgono le scale (e restano comunque fuori dal velivolo). È l’occasione della vita: sorrido e rispondo “forse non hanno capito di aspettare giù o forse hanno ignorato l’ordine come hanno ignorato la fila al gate” e sorrido di più.

Dopo alcuni secondi torna il responsabile in pista e fa scendere dalla scala posteriore tutte le persone. Sorrido ancora. Sono cattiva, lo so, ma sono soddisfazioni.

 

 

La figlia ideale

Sul volo Milano Bergamo – Londra Stansted ho conosciuto una bambina che potrebbe essere la figlia ideale di mio marito. Una creatura bellissima di circa tre anni, tedesca, che ha cantato per 2 ore di fila il solo ritornello di Oh Tannenbaum. Per chi non lo sapesse: Andrea ama le ripetizioni e i loop. E come disse la sua insegnante di tedesco, parla come i conduttori radiofonici tedeschi.

Questione di buonsenso

Chi vuole imbarcarsi per primo in aereo deve pagare l’imbarco prioritario, altrimenti si attende il proprio turno. Nessuno resta giù, tutti hanno un posto assegnato. Ci sono famiglie con bambini che viaggiano, mamme con un bambino tutto pepe tra le braccia e un altro per mano che fanno i salti mortali per non impazzire, e per me è istintivo far passare avanti i piccoli, mi sembra una questione di buonsenso. Per qualcuno no, c’è la fila e va rispettata. Ecco, per me la gente che non fa passare avanti le famiglie coi bambini piccoli al momento dell’imbarco merita di fare il viaggio accanto ai bambini innervositi e incattiviti dalla fila. Detto in tutta onestà: la fila non piace a me, figuriamoci ai bimbi!

Il calzone

Sabato si sono addentrati nel mercato della città: un insieme di casette dai tetti colorati che si riempiono di persone e di culture diverse. Hanno apprezzato la quantità di banchi-casette dedicati al cibo, di ogni tipo e provenienza. Tutti da mangiare lì, ai tavoli vicini o da portarsi a casa.

Ma si sono fermati da Rocco, e Lisa ha avuto il suo calzone. Originale, buonissimo.

Mentre addentava il suo ripieno di pomodoro, mozzarella e prosciutto, una bambina di 9-10 anni, con gli occhi belli e il sorriso grande, si è fatta avanti e ha chiesto un calzone vegetariano. Rocco ha proposto un pomodoro-mozzarella-olive che ha soddisfatto appieno la giovanissima e determinatissima bimba.

Lisa ha iniziato a pensare al fish and chips servito in mensa il giorno prima e all’arrosto di maiale e pancetta della sera precedente. Lei stima tantissimo chi riesce ad essere vegetariano, le piace il mondo così vario. Le racconta di una parte di mondo dove gli uomini sono così fortunati da poter scegliere cosa mangiare e cosa no. Ma lei vegetariana proprio non può esserlo. La sua cucina prevede il calzone con il prosciutto, la lasagna con il ragù, i tortellini con il crudo.

Un carico prezioso

E’ partito all’alba dall’Italia. Sulle spalle, uno zaino di vestiti a proteggere un litro di olio italiano e un vasetto di chiodini. Chiodini raccolti da mio papà nel bosco che mi ha vista bambina e cotti dalla mamma: un sapore uguale negli anni, un punto fermo. Olio delle mie colline, anno 2017, prodotto da amici, olio nuovo, buono, che sa di casa e di famiglia.

E’ arrivato poco dopo l’ora di pranzo, con il carico sano e salvo. Ammetto che ha sviluppato tecniche avanzate di trasporto oli: asciugamani, sacchetti e paraurti. Un genio! Evviva mio marito! C’è un pezzo d’Italia in casa nostra adesso!

Venerdì sera

23:24 di un venerdì sera a caso. Lavoro, tanto lavoro, c’è una riunione importante la settimana prossima, bisogna arrivare preparati e con i conti in ordine. La moquette è invasa da fatture e da somme che non tornano, incuranti di un cervello ossessionato dai numeri. Un cervello che non permette sonni sereni quando, là fuori, i numeri non sono in ordine. Quando sa che qualcosa le sfugge, ma non riesce ad afferrare che cosa, lei non può dormire e la notte si prospetta interessante.

Bernacca

Andrea è stato soprannominato Bernacca da sua moglie. Vediamo perchè.

Domenica pomeriggio, ore 17:15, Andrea avvisa che in 20 minuti arriverà la pioggia. 20 minuti.  Inizia il conto alla rovescia.

Alle 17:34 inizia, puntuale, la pioggia.

Bernacca è in contatto con qualche radar e possiede non si sa quale sistema di allarme meteo che lo avvisa sul cellulare di tutte le imminenti catastrofi metereologiche che si abbattono su questa città. La pioggia è l’allerta più frequente, ma grazie a Bernacca iniziano a prendere qualche lavata in meno.